Dopo il bilaterale
Che cosa si legge tra le righe dell’incontro Meloni&Macron. Parla Sandro Gozi
L'Europa, gli Usa, l'Ucraina, il riarmo e la costante convergenza di interessi. Colloquio con l'eurodeputato per Renew Europe

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La stretta di mano tra Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, le “forti convergenze sull’agenda europea per la competitività e la prosperità”, un disgelo tra Italia e Francia almeno in apparenza inatteso, dopo un anno di freddezza. Che cosa sta succedendo? Che cosa ha spinto Macron ad agire? E come interpretare le parole dei due leader, in prospettiva? “Non è una novità che Macron agisca a favore del dialogo tra i nostri paesi; ha sempre voluto cooperare con l’Italia”, dice Sandro Gozi, eurodeputato per Renew Europe, segretario del Partito democratico europeo, già sottosegretario agli Affari europei nei governi Renzi e Gentiloni e consulente in Francia nel governo Philippe II. “Macron si è mosso in questo senso che si trattasse dell’Italia governata da Paolo Gentiloni, negli anni in cui abbiamo lanciato il Trattato del Quirinale”, dice Gozi, “o dell’Italia governata da Mario Draghi, con cui il presidente francese condivideva una certa idea strategica di Europa, o dell’Italia di Giorgia Meloni”. Con Meloni le vedute a volte divergono. “Macron è un’europeista, vuole un’Europa sovranazionale, è pronto a riformare i trattati, vuole eliminare il veto e vuole gli eurobond. La visione europea di Meloni è invece quella di una nazionalista che si oppone all’eliminazione del veto e al rafforzamento delle istituzioni europee. Ma la realtà italiana resta la stessa, come resta identica l’importanza che rivestono, nel quadro dei rapporti tra i due paesi, l’industria e la difesa. Né cambia l’interdipendenza economica tra i due paesi. Tutto ciò non muta con i governi, e ha spinto Macron a prendere questa iniziativa”. La forte convergenza di interessi tra Italia e Francia basta? “A questo si aggiunge”, dice Gozi, “la necessità di mettere assieme tutte le forze europee sul tavolo del conflitto Russia-Ucraina, al di là della divergenza sulla questione truppe, anche per esercitare una maggiore influenza sugli Stati Uniti. E’ fondamentale che gli Usa restino impegnati in Ucraina. Altrettanto fondamentale è che noi europei – in senso ampio, compresa cioè la Gran Bretagna – rafforziamo la nostra credibilità. Mostrarsi divisi non va bene. Non fa piacere, insomma, se Meloni arriva alla fine dell’incontro all’Eliseo e non apre bocca. Comunque tra Italia e Francia ci sono sensibilità diverse, ma anche tante questioni vitali aperte: l’Ucraina, il rapporto con gli Stati Uniti, come si è detto, la sfida con la Cina, a Russia, l’immigrazione”. Come ci si lavora? “Con un sano pragmatismo. Vediamo che cosa si riesce a fare dossier per dossier. Credo si possa riuscire a fare progressi su molti, anche perché, a livello ministeriale e di amministrazione, c’è già una buona cooperazione. E vediamo quanto possiamo sfruttare il potenziale del rapporto bilaterale. Ero a Lione, nel 2017, quando lanciammo l’idea del Trattato del Quirinale, sono stato membro del governo che lo ha messo in cantiere, e il fatto che lo si voglia finalmente tradurre in realtà è una cosa bellissima per me. Meloni ha votato contro il Trattato. Se ora si è convinta e vuole iniziare ad applicarlo ben venga”. Rispetto al rapporto con la Francia che parla di riarmo, per non dire di quello con la Gran Bretagna che parla di nucleare, sia Meloni sia l’opposizione potrebbero avere problemi all’interno delle loro coalizioni. “Sì, ma in questa fase mi preoccupa più il governo, perché appunto è il governo che prende le decisioni. Solo che ha tre posizioni distinte. Spero Meloni abbia il coraggio di schierare l’Italia dalla parte giusta – che è quella non soltanto dell’aumento della spesa militare, ma di un nuovo grande capitolo di integrazione politica europea per costruire un sistema europeo di difesa. Sono preoccupato: finora l’Italia è rimasta fuori da questo processo, lanciato da Macron. Al tempo stesso credo sia giunta l’ora della maturità anche per l’opposizione, se vuole essere credibile come alternativa a Meloni”. Una road map per Meloni e Macron? “Dipende tutto da come verranno attuate le cose dette, e se questo incontro porta risultati concreti. Alla luce dei risultati concreti, capiremo se il summit annunciato per il 2026 potrà portare anche a identificare obiettivi più ambiziosi. Il tema insomma è: come ci arriviamo?”.